Esco sempre alla stessa ora a meno di variazioni di meno di tre minuti. Sveglia alle 6.14, pipì, vestiti, bicchiere di latte nel microonde per 1.5 minuti, caffè direttamente nel bicchiere di latte, numero variabile tra 5 e 8 biscotti inzuppati nel bicchiere di caffelatte, seconda pipì, saluti al marito che rimane a letto, ed esco, alle 6.40. Alle 6.45 al massimo accendo la macchina e vado.

L’assenza nella lista dell’operazione “lavare la faccia” non è casuale. La routine è stata affinata nel tempo in modo da ridurla all’essenziale e permettermi di dormire il più possibile compatibilmente con la partenza per il lavoro alle 6.45. Ho già provato a saltare la colazione, ma i cinque minuti che risparmio non sono abbastanza a giustificare lo svenimento appena varcata la soglia dell’ufficio (al mattino ho la pressione bassa). Il lavaggio faccia invece richiederebbe di dover aprire il rubinetto abbastanza a lungo da avere l’acqua calda, il lavaggio, la crema subito dopo per evitare di diventare paonazza, l’asciugatura del lavandino e del rubinetto. Troppo. Dormire ormai è la mia priorità numero uno.

L’autostrada a quell’ora è strana, alterna momenti di deserto che ti fanno dubitare di essere per sbaglio uscita di domenica mattina a momenti di esasperato nervosismo. I protagonisti sono sempre quelli, avendo orari regolari e un po’ di memoria per le targhe comincio ad individuare i pendolari regolari come me. C’è la banda delle crossover bianche, Audi/Lexus/Jeep di meno di due anni che devono sfogare i cavalli e giustificare i soldi spesi per l’acquisto, e si inseguono a velocità sproporzionate alle curve della A12; ci sono Ducati e Mercedes Vito di gente che lavora ma crede di essere l’unica a farlo, e tutti gli altri son lì per impicciare; ci sono lunghissime colonne di camion, bruchi da mezzo chilometro che sembra vadano per inerzia seguendo il primo della fila; ci siamo noi poveretti mezzi addormentati con auto piccole o grosse, che cerchiamo di stare a galla nel mare generale di automobilisti nevrastenici, che chissà dove trovano la forza per incazzarsi così tanto la mattina presto.

Quando torno la sera, all’orario standard a cui tornano tutti, il traffico è completamente diverso, nervoso, aggressivo, arrogante ma “reale”. Strada tagliata, precedenze non date, fari e dita medie alzate; niente che una non si aspetti, per quanto irritante possa essere.

La mattina presto invece, nella calma sospesa dell’autostrada per qualche istante deserta, con il ron-ron del motore che mi culla, ho il dubbio di non stare vivendo la realtà, ma di essere in una qualche forma di purgatorio che può durare da un minuto, a un’ora, all’eternità, o almeno ai venticinque anni che mi mancano alla pensione.

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