Come già detto, il “giardino” qui è costituito da un paio di metri quadri di erbe aromatiche incolte e infestanti, in particolare menta, lavanda e timo.
Già che la menta in particolare è diventata una foresta che se potesse impedirebbe l’accesso alla porta di casa, ho pensato di prendere la palla al balzo e usarla per fare qualcosa. Marmellate no, dato l’andazzo beone di casa, ho pensato di fare un liquore di menta. La ricetta l’ho letta superficialmente, evidentemente..Avevo in testa 50g di foglie, ne ho colte 70g, e poi mi sono accorta che ci volevano 50 foglie e non 50g (come se le foglie fossero una unità di misura sensata). Le ho lavate, asciugate (senza massacrarle..), le ho messe tutte in un barattolone grosso di vetro, coperte da 500g un po’ abbondanti di alcool, e le ho messe fuori a prendere il sole. Già dopo qualche ora l’alcool aveva un colore verde brillante psichedelico come nella migliore tradizione dei coloranti artificiali (e invece no, sono solo le foglie). A questo punto mia mamma ha suggerito di mettere in un barattolino la lavanda coperta di alcool per vedere se l’alcool diventava violetto, ma evidentemente il giochetto non funziona con tutto.
Il barattolo prende il sole per una settimana.
Il colore verde brillante è stato sostituito da un marronaccio poco invitante, e a sniffare si rischia lo svenimento. Forse, dato che le foglie sono un po’ tante rispetto a quelle che consigliava la ricetta, bastavano due giorni.
Dopo una settimana, si prepara uno sciroppo con 500g di zucchero e 1/4 di litro d’acqua, facendolo sciogliere sul fuoco e bollicchiare un pochino (poco, se no caramella la pentola). Dopo aver filtrato l’ambaradan delle foglie (che adesso sono secchissime e croccantissime come la carta) ci si mescola lo sciroppo, lo si imbottiglia, e lo si lascia lì per due mesi.
Tra due mesi vi dico come è venuto; se mai se non scrivo più vi permetto di riutilizzare la ricetta come veleno.

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