… come dicevano i Righeira quando eravamo piccine, e un anno se ne va. Soprattutto per le sfasate come me, che ragionano ancora ad anni scolastici e che si fanno prendere dall’ansia quando vedono i grembiulini alla Coop.

Le ferie sono agli sgoccioli, in montagna i balestrucci se ne sono già andati (nella foto, l’appello prima della partenza, che si svolge su una torretta abbandonata di fronte alla finestra di casa mia, tutti gli anni),  le vetrine sono già piene in modo deprimente di bellissimi cappottini e maglioncini e persino gli ambulanti in spiaggia ormai vendono ombrelli e piumini (ma da quando in qua?? Ma c’era solo quello del CoccoBelloCoccooooo quando ero piccola!!). Le formiche stanno cercando di entrare in casa non si sa da dove (per ora sono interessate al mio bagno), e il ciclamino perenne sta producendo foglie nuove a più non posso dopo il sonno estivo.

Insomma, tutto questo per dire che lunedì torno in ufficio, non so ancora cosa troverò, tipicamente i miei colleghi mi avranno fregato tutte le penne e le matite se non la sedia, e l’unico metodo per capire se sarà un buon anno sarà la lettura delle foglie di tè nella tazza alla pausa delle 10.30 (e sarà acida, perchè uso le bustine).

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