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Si prosegue nel segno della ciucca perenne, siore e siori, ecco a voi il liquore di liquirizia.

Si ringrazia per la ricetta il collega Max della sede di Reggio, che mi ha offerto un bicchierino del suddetto liquore in una pausa pranzo intra-riunioni tanto per alleggerire un po’ la giornata.

Allora per avere un litro di liquore si fa così: si comprano i semini di anice, e se ne misurano 10g. Se ne avanzano, si possono masticare un pochino di semini dopo i pasti, che fanno digerire, sono buoni e non somigliano per niente a quello che ci viene in mente come anice, che sarà qualche fetenzia chimica.

I suddetti 10g di semini si mettono a mollo in mezzo litro d’alcool, e ci si lasciano per 5 giorni (sì perchè questo liquore non ha i tempi biblici soliti – 40 giorni di infusione – si fa in una settimana con ingredienti non stagionali, perciò è comodo).

Passati i cinque giorni, si prendono 50g di liquirizia PURA (i bastoncini neri, senza zucchero, senza gomme, insomma le rotelle della Haribo NO), e si fanno sciogliere sul fuoco in 250ml di acqua. Vi sembrerà che non sia possibile invece la massa di simil cacche di pecora poi si scioglie.

In altri 250ml di acqua si fa uno sciroppo, la ricetta originale dice con 500g di zucchero, ma vista l’esperienza del liquore di menta, riduco drasticamente: 250g di zucchero. Poi  mi prende il panico  che sia troppo sdolcinato e ci aggiungo dell’altra acqua fino ad arrivare a  375ml di acqua e 250g di zucchero. Peste mi colga, dopo aver messo tutto insieme sembra amaro come la cicuta. Aggiungo lo zucchero che manca (altri 250g) con un bicchiere d’acqua per scioglierlo. Voi seguite la ricetta originale che fate meglio…

Quando è tutto ben sciolto, si mette insieme e si lascia riposare 2 giorni. Terminato questo periodo, voilà: si filtra, si imbottiglia e  si può bere (sbatacchiando la bottiglia prima di servire perchè sedimenta un po’). Meglio se freddo di frigo. Se avete la pressione alta magari non esagerate…

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Già che mi sono stufata di fare il raffreddore con la febbre durante il fine settimana (dato che non si sa per che motivo mi viene sempre il giovedì o il venerdì), oggi sono stata a casa, per recuperare ben bene e tornare in ufficio abbastanza in carreggiata, pronta a far bella figura per la visita medica aziendale di mercoledì e non infettiva per i colleghi che già mi guardano preoccupati non appena mi scappa lo starnuto (perciò 10-20 volte al giorno).

Verso le 10 mi salta l’embolo perchè arriva una mail di un commerciale (vil razza dannata) che come al solito si è venduto la pelle dell’orso prima che l’orsa l’abbia concepito, e ora reclama attenzione come un tamagotchi malfunzionante. Sclero, mi viene lo sciuppun de futta come diceva Govi, potessi averlo tra le mani ora…

Verso le 13 riguardo la mail, vedo se qualche anima pia ha espletato il doveroso incarico di mandarlo dove deve, invece…Una mail dice che è mancata la Jole, una collega della sede centrale, malata da tempo. Anche la Jole si occupava di gru, per la gestione service e ricambi, e ci scommetto che con quell’esemplare di cui sopra ci avrà avuto da dire anche lei. Così ad un tratto mi sento molto scema, e mi sembra di vederla sorridere quando ancora sorrideva e di sentirla dire “va bè, dai” con la sua voce bassa e un po’ roca. E mi viene rabbia, perchè non riuscirò a trattenere la consapevolezza di questo istante in cui si è ristabilita in un attimo la giusta prospettiva delle cose.

E ti sembra che non mi suscitava niente la cosa del sessismo della pubblicità degli omini del Lego. Nella pubblicità le bambine stanno nella cameretta rosa circondate da bambole e vestitini e pony,  e i maschi giocano ai pompieri, ai poliziotti o qualsiasi cosa di stereotipicamente virile vi venga in mente. In Svezia, dove  hanno rognato perchè l’omino che attraversa sulle strisce non esiste in versione “donnina che attraversa sulle strisce”, hanno giustamente protestato. [*]

Posto che dire tutto ciò che penso di questo argomento darebbe luogo ad un post invelenito lungo un chilometro e mezzo, posso sparacchiare alcune considerazioni periferiche su come alcuni giochi che ho fatto/non fatto da piccola possono avermi influenzata:

  • Da piccola non ho mai giocato con le bambole se non per pettinarle, il Cicciobello per esempio era inutile avendo i capelli corti. Non credo che questo dica niente sul mio senso materno però, ma solo sul fatto che non ho avuto esperienza di fratellini/sorelline/cuginetti più di tanto, perciò forse non ho avuto comportamenti materni da imitare. Questo perciò non fa di me una femmina meno materna dello standard. E nemmeno una femmina meglio pettinata dello standard.

  • Volevo tanto la macchinina a pedali. Tanto tanto. Credo proprio che non me l’abbiano mai presa non tanto perchè non fosse un gioco da femmina quanto perchè mia mamma ci teneva all’inceratura dei pavimenti. Supplivo alla mancanza appropriandomi di tutti i cartoni nei quali riuscivo a sedermi: su una delle linguette disegnavo il cruscotto e poi giravo spingendomi con le braccia. Dato che anche questo era deleterio per i pavimenti, il cartone spariva magicamente nel giro di un paio di giorni. A sapere quanto mi toccava guidare ora evitavo di farmi le macchinine di cartone da piccola. Forse però con la macchinina a pedali avrei fatto più esercizio di parcheggio (il parcheggio del cartone era troppo semplice, si piegava e voilà).
  • Ho avuto una bellissima ruspina gialla di plastica, con la bennetta davanti e il cucchiaino dietro. Spettacolare. Ci giocherei ancora adesso, anche perchè era azionata da due levette. Adesso scrivo il software delle gru portuali che sono ben più massicce, più complicate e magari bastassero due levette. Soprattutto, l’omino di plastica sulla ruspina non rompeva mai le balle. Altrettanto non si può dire del gruista medio.

  • Non mi è mai capitato di giocare al dottore (da piccola!!) con qualche compagnetto. Sarà per questo che adesso per andare a farmi visitare devo essere moribonda (non ne ho percepito il lato ludico??? 🙂 )?

In ogni caso, detesto dal profondo del cuore chi regala assettine da stiro con ferrettini da stiro e mollettine da bucato giocattolo alle bambine.

[*] Però però..L’omino in questione è anche longilineo, devo arrabbiarmi perchè si discriminano i grassi?

Volevo dire qualcosa su questa nuova boutade di Ratzinger, ma vedo che ci ha già pensato Margherita Hack, dicendo esattamente quello che avrei detto io, ma meglio.

Per dire che i ricercatori pensano solo ai facili guadagni ci vuole davvero la faccia di tolla. O forse dato che il Vin Santo era buono, ci abbiamo dato sotto un po’ troppo?

Aggiornamento: giustappunto.

Bisaggiornamento: la gatta Susanna ci ricorda che tra poco saranno passati due anni dalla scomparsa di Sonia Marra

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