Oggi pomeriggio arriveremo a Barcellona, e ci staremo fino alle 18. Sacrilegio! Per Barcellona non basta una settimana. Spero di riuscire almeno ad andare a controllare come procedono i lavori della Sagrada Familia, che mi era piaciuta moltissimo per la sua struttura piena di richiami ad elementi naturali, e per certe lumacone di pietra che avevo visto, che erano buffissime.

Dopo una notte di sonno scarso (non tanto per il mare agitato che a letto non si sente più di tanto ma per lo sbattere delle porte delle cabine altrui) ci alziamo belli allegri, facciamo colazione e andiamo a scegliere un’escursione alternativa a quella a Montserrat che volevamo fare, che non si terrà a causa delle condizioni meteo avverse. Quella con la visita più completa alla Sagrada Familia non si fa: avendo solo 5 partecipanti è stata annullata, perciò dato che abbiamo poco tempo ne scegliamo un’altra, e la Sagrada Familia la vedremo solo da fuori. Nel giro di cinque minuti la consapevolezza ci assale come una cappa di gelo: ma se solo in cinque volevano vedere la Sagrada Familia, quanti vorranno fare il trekking nel parco dei vulcani dato che l’età media è da baggina? Ci viene male. Decido di non essere catastrofica (io, il mio consorte è già partito a dire che la crociera sono soldi buttati via) e pensiamo a come ovviare alla situazione, al limite prendendo dei taxi e facendosi portare in giro autonomamente. Tant’è, ho la sensazione netta di essere fuori target, cioè alla fine che la crociera sia tarata su questa fascia di età e su questi desideri. Spero ancora che nessuno si stia muovendo perchè a Barcellona fa freddo quasi come a casa ed è prevista pioggia, e che alle Canarie cambi la solfa.
Alle 13.15 spaccate si parte per l’escursione, che prevede la salita al colle di Montjuic, un giro intorno alla Sagrada Familia, un giretto nel Parco Guell, e la visita del quartiere Gotico e della cattedrale. Vediamo percio’ Barcellona dal colle di Montjuic (che vuol dire monte dei giudei), anche se oggi non era proprio la giornata giusta visto che piove e c’è un cielo grigio-Milano; facciamo un giretto nel Parco Guell, dove la guida ci illustra i temi che utilizzava Gaudì, sia religiosi (le sfere di pietra sul sentiero, che sono nello stesso numero delle sferette del rosario, e le croci che si trovano anche negli edifici laici) che naturali (gli alberi e gli animali). Giriamo intorno alla Sagrada Familia per vedere entrambe le facciate, quella in stile Gaudì dedicata alla natività e quella di uno scultore moderno dedicata alla passione e alla morte. La cattedrale (o dovrei dire l’edificio, visto che è ancora un cantiere e non è neanche consacrato) è ricco di simbologie, e le lumache che mi erano piaciute tanto rappresentano il peccato capitale della pigrizia (vedi te se non mi beccavo la pigrizia…); sono rappresentati tutti i peccati sotto forma di animali sulle torri, che scendono verso il basso per indicare che i peccati scendono verso il mondo materiale. Un cristo dorato in cima rappresenta l’ascensione secondo la teoria alchemica; un albero che sembra un albero di Natale placcato in ceramica con appese delle colombine bianche di ceramica è l’albero della vita. Qualcuno obietta che ci sta come i cavoli a merenda sulla facciata,  tant’è, nemmeno Gaudì poteva fare quello che voleva secondo certi miei compagni di gita. E’ un edificio che mi ha sempre affascinato, un po’ perchè è infarcito di rappresentazioni naturali (le colonne come alberi, gli animali ecc) e un po’ perchè è una cattedrale nel senso medioevale del termine, quando le chiese le cominciava qualcuno e chissà chi le finiva. Gironzoliamo per il quartiere Gotico, vediamo la Cattedrale gotica anche lei, molto suggestiva (ma le colonne somigliano un po’ al Duomo di Milano). C’è anche un coro che fa le prove, sicchè abbiamo anche l’accompagnamento sonoro.
Diciamo che Barcellona meriterebbe di più, ma in quattro ore non si può che averne un assaggio, la guida è molto gentile e competente e il tempo viene sfruttato veramente al massimo.

Per lo stupidario della crociera: “cosa ci vado a fare a vedere ‘sta Sagrada Familia, non è manco finita”. Sighsob.

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