Se saremo sopravvissuti alle baldorie di Capodanno, oggi saremo ad Agadir. Anche qui, gita organizzata per la città.

Che è, che non è, mi sa che mi ha beccato Montezuma, perchè va bene il mal di stomaco che potrebbe essere dovuto alle onde dell’Atlantico (lunghe, bastarde, e ho già paura per l’andata e ritorno a Madera) ma non mi risulta che l’intestino abbia da dire col mal di mare. Meno male che si arriva solo nel pomeriggio ad Agadir, e ho tempo per valutare se prendere qualche medicina oppure soprassedere.
Colmata in qualche modo la falla, a base di Diosmectal, partiamo per Agadir. Il posto è completamente ricostruito perchè è andato distrutto quasi completamente in un terremoto negli anni 60, perciò edifici storici non ce n’è, e in generale non c’è molto da vedere. Facciamo un giro sulle mura antiche che sono sopra la città, da cui si ha la vista delle spiagge chilometriche (Agadir è località turistica anche per i marocchini, e c’è anche un villaggio Valtour), assaliti non appena scendiamo dall’autobus da gente che ci vuol far fare il giro sul cammello, la foto con la capretta, il tatuaggio con l’hennè. Andiamo poi a vedere uno spettacolo in stile berbero, con cavalli, acrobati e l’incantatore di serpenti, e a bere il tè alla menta col biscottino (che evito accuratamente a scanso di recrudescenze). Ci fermiamo alla farmacia berbera dove una Vanna Marchi maschio e marocchino ci imbonisce di tutto, olio di argan, spezie, creme per ogni malanno conosciuto, e anche un viagra vegetale che però nessuno ha il coraggio comprare chissà perchè.
Sulla via del ritorno, nonostante il parere negativo di alcuni compagni di viaggio che rischiano il linciaggio per aver detto “evitiamo, che abbiamo la cena alle 19” (tra cui dei buzziconi che dovrebbero saltarne una decina di cene) facciamo un giro di 5 minuti al mercato, cercando di fotografare la gente e le merci di sfroso, cosa che data la dimensione delle macchine fotografiche è tutt’altro che banale. Mentre alcuni ci fanno segno di evitare di scattare altri si mettono in posa, e li accontentiamo volentieri. Con gioia dei buzziconi torniamo alla nave in tempo per la cena, e si parte.

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