Madera…Oggi per forza di cose la giornata finirà con la ciucca di uno dei vini più buoni del mondo.

Prima della ciucca, penso che faremo il giro dell’isola in 4×4 (anche qui).

Intanto nella nostra ignoranza pensavamo che Madera fosse un’isola sola invece è un arcipelago: Porto Santo (3 isole di cui una riserva naturale dove c’è solo la casetta del custode e non si può restare a dormire, e dove c’è il secondo ragno più grande del mondo, non so quanto grande e non lo voglio sapere), Madeira che è piccolissima e Funchal dove siamo noi, la più grande ed abitata.
Facciamo un giro in jeep fino a Cabo Girao, passando per Camara de Lobos, un paesetto di pescatori che ricorda Boccadasse. Cabo Girao è una scogliera di 500 e rotti metri a picco sul mare, che raggiungiamo con strade a pendenza impossibile (credo fossero veramente a 45gradi) e pezzi di sterrato serio in cui la macchina si inclina da tutte le parti, noi saltiamo sul sedile ad ogni buca, e l’autista fa anche un po’ apposta a beccarle, per farci divertire. Qualcuno invece va nel panico e ricorda all’autista che ha figli a casa (ovviamente non noi), però tutto sommato bene.  Passiamo nell’area in cui ci sono i vigneti del Madera, arrampicati su pendii molto ripidi e con piante molto basse. Ogni pezzettino di terra è sfruttato per la coltivazione, vediamo vigneti anche in riva al mare e ci chiediamo se non se li porta mai via la mareggiata.
Tornati giù ci facciamo lasciare a Funchal, che scopriamo essere una cittadina veramente affascinante ed elegante, molto più delle città delle Canarie che sono un po’ spoglie e troppo recenti. Funchal è pure avanti visto che ci sono piazze dove c’è la rete wi-fi pubblica aperta. Giriamo come trottole, compriamo un po’ di Madera (dopo averlo assaggiato in lungo e in largo) e degli attrezzi in legno che servono  fare la poncha (succo d’arancia, rum, miele e limone) ad un mercatino dove ci sono anche le donne in costume che cuociono sulla piastra un panino tipico che sembra una formaggella, che si mangia con la sopa de trigo. Starei qui solo per sentir parlare i portoghesi, ma tant’è, tocca andare.  Tra lo spagnolo e il portoghese, non so decidere quale sia la lingua più musicale.
La voglia di tornare a casa è zero, ma a differenza di quello che mi avevano detto tutti so che della nave non sentirò tanto la mancanza, ma di queste isole paradisiache sì, tantissimo.

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