Chissà se c’è il gelato omonimo…Che non piace nessuno tranne che a me, sembra. Oggi dopo il saluto ad un’altra gru delle mie, la visita all’Alhambra di Granada è d’obbligo.

Altro porto, altra gru, stavolta è la 44206, che identifico in banchina, saluto e fotografo.
A Malaga sembra che il gelato che piace solo a me ci sia davvero, ma non lo assaggiamo per due motivi, anzi tre:
1 – andiamo all’Alhambra a Granada, che dista due ore di pullmann, percio’ non c’è tempo
2 – con tutto quello che si mangia sulla nave il gelato non ci sta
3 – fa un freddo animale, infatti quando arriviamo a Granada dopo 3s comincia a nevischiare, dopo 6s mi viene un raffreddore bestiale che mi porterò a casa come ricordo. Anche con le persone che più ci stanno sull’anima in questo viaggio troviamo immediatamente un punto in comune: vogliamo disperatamente tornare alle Canarie.
L’Alhambra è una cittadella fortificata (una Kasbah) in collina, e racchiude palazzi, giardini, e resti di altri ambienti che sono stati carinamente distrutti da Napoleone. I giardini sono molto belli, probabilmente, ma in un’altra stagione, adesso è un po’ tutto brullo e l’unica nota di colore sono gli aranci amari, che ornano i cortili insieme a molte fontane. I mosaici e le decorazioni dei muri invece sono splendide così come i molti soffitti in legno. Ci provo a fare delle foto, ma so già che non renderanno. Oltretutto le visite sono estremamente regolamentate, sia nel numero di persone che nell’orario, e spesso non si ha il tempo materiale di aspettare il momento buono per fare una foto, la guida corre e perdersi il gruppo è molto facile, perciò tante volte ci si rinuncia. Me l’aspettavo più grande, forse sono stata fuorviata da qualche immagine che devo aver visto da piccola, in cui si vedeva una vasca enorme davanti ad un palazzo, forse era un altro posto o forse era presa con un grandangolo, chissà. Tant’è, mi sembra piccolo, anche se comunque molto bello, ed eterogeneo: le decorazioni arabe coesistono con edifici a forma di Pantheon e colonne ioniche, e con lo stemma onnipresente di Ferdinando e Isabella, relizzato con la ceramica colorata.
Terminata la visita a passo di corsa ci portano a pranzo, dove ci mangiamo finalmente un piatto tipico, la paella, e ci riscaldiamo un po’.
Altre due ore di pullmann e ci imbarchiamo nuovamente, e nessuno se la sente di restare a terra sotto la pioggia a girellare per Malaga, anche se un’oretta e mezza di tempo prima di partire ci sarebbe. Al momento urge il tè-merenda-cena.
Si parte alle 19, domani sarà ancora di navigazione e adattamento alle condizioni climatiche tragiche che troveremo a casa (i miei hanno comunicato che sono bloccati in casa dalla neve).

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