Oggi forse andremo ad Avignone a cantare la canzoncina sul ponte (è dal primo anno di superiori quando l’ho imparata che devo farlo…) oppure in Provenza, ma senza la lavanda fiorita non so. In ogni caso ormai siamo quasi a casa.

L’escursione originale prevedeva Avignone e Les Baux, che è un paesino intagliato nella roccia in montagna, ma date le condizioni meteo (erano 25 anni che non nevicava in questa regione, e ha aspettato noi) il paesino è irraggiungibile. Andremo perciò ad Arles.

Prima raggiungiamo Avignone, e visitiamo il palazzo dei papi. Del palazzo rimangono solo le mura, perchè le decorazioni su legno originali, così come gli infissi di porte e finestre, sono stati bruciati tutti durante la rivoluzione francese, quando il palazzo era stato trasformato in caserma. Allo stesso modo, a tutte le statue che rappresentavano personaggi nobili o religiosi sono stati tagliati testa, mani e piedi, per rappresentare la perdita di potere della nobiltà e della gerarchia ecclesiastica. Bello scempio. Le sale comunque sono imponenti e le poche decorazioni che rimangono sono molto belle (restano solo quelle a  soggetto naturalistico, visto che se non c’era un soggetto nobile o religioso i rivoluzionari le lasciavano stare). Nella camera da letto del papa ad esempio ci divertiamo a trovare gli uccelli e gli scoiattoli rappresentati in un intricato decoro di rami che decora tutte le pareti. All’interno delle sale non si può fotografare, nemmeno senza flash, perciò niente che vi possa mostrare.

Visitiamo anche la cattedrale di Avignone e gironzoliamo un po’ per la piazza e le vie pedonali, dove troviamo un paio di biscotterie degne di nota (ma fotografiamo solo e non cediamo alla tentazione di mangiare) e tanti negozi di vestiti che stanno facendo i saldi.

Passiamo dal ponte (o almeno dalle poche arcate che ne rimangono, è stato portato via da una piena e hanno deciso di non restaurarlo più), la guida canta la canzoncina, io seguo come posso nonostante il raffreddore ricordando la mia insegnante di francese del liceo che ce l’aveva insegnata, e partiamo.

Raggiungiamo Arles e visitiamo la cattedrale, molto suggestiva e che rispetta tutte le regole classiche dell’architettura religiosa, come ci fa notare la nostra guida. L’orientamento infatti è ovest-est, le cappelle radiali rappresentano la corona di Cristo Re, la capella in asse con la navata principale è dedicata a Maria, ed è leggermente disassata perchè si suppone che la testa di Cristo in croce fosse inclinata, e ci sono cappelle con reliquie e ossetti di una quantità di santi impressionante. Facciamo un passeggio per Arles per vedere dal vivo i luoghi che ha rappresentato Van Gogh nei suoi dipinti, come il cortile dell’ospedale, che è stato mantenuto uguale. Passiamo per l’anfiteatro romano, che però è stato quasi tutto rimaneggiato, e per l’arena, dove scopriamo che si fa la corrida. Questa proprio non me l’aspettavo, ma sembra che la corrida in stile spagnolo (con uccisione del toro) sia stata importata in Francia dalla moglie di Napoleone terzo, e si pratica ancora oggi con tori di razza spagnola, molto più possenti della razza locale e con le corna in avanti; la corrida nello stile della Camargue, che si pratica tuttora con i tori di razza locale, più piccoli e con le corna rivolte verso l’alto, prevede che si allaccino dei nastri alle corna e che il torero li sfili dalle corna del toro evitando di farsi infilzare. Ci rimango un po’ male che un’usanza come la corrida che è un residuato bellico barbaro che non riesco a giustificare sia arrivato fin qui. Ah, detto per inciso, la corrida nelle Canarie è vietata. Se mai fosse mancato un  motivo per decidere che è il posto dove voglio andare a vivere.

Torniamo alla nave e ci apprestiamo a fare le valigie, dato che domani alle 9.00 saremo a Savona. E’ finita la crociera…

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