Ho sempre pensato che nelle esperienze lavorative valessero gli schemi dei rapporti umani. Succede anche nelle ditte che il rapporto si logori, che le aspettative non vengano soddisfatte, e che le storie si trascinino in una specie di equilibrio instabile indefinito che prima o poi qualche tradimento o altro evento fa cadere. Nei rapporti lavorativi purtroppo non si riesce a “mettere su casa da soli” in attesa (se proprio la si desidera) di una storia nuova. Si rimane perciò così, separati in casa, con l’unico schermo di mantenere i rapporti nel limite della civiltà, in attesa di trovare un nuovo posto. Il momento del distacco è duro, e per momento del distacco intendo quel momento in cui ti si aprono gli occhi, magari dopo anni, e ti rendi conto che non ha più senso, che hai investito su una piramide di sabbia, che pensavi che qualcuno si fosse accorto che hai dato, e invece no, che adesso in qualche modo per te non c’è più posto. Bisogna ritirarsi su come da un divorzio difficile, riprendere coscienza delle proprie capacità, non accettare qualsiasi cosa solo per scappare, e smetterla di piangere. Non è facile, ma una volta che il velo ti è scappato dagli occhi non c’è più modo di tornare indietro. Bisogna tenerli bene aperti, gli occhi, anche se con il mascara waterproof.
Poi quello che fanno gli altri non ti riguarda più, è solo rumore di fondo.