Atene!

Anche qui eravamo venute in gita, e l’Acropoli in effetti me la ricordo ancora adesso.

Stasera ci saranno i veglioni, e qui mi aspetto siano ancora più rutilanti che l’anno scorso…O si scappa o si fotografa (e il cinquantino sarebbe nel suo). Vedremo…

Oggi levataccia, si va ad Atene: alle 6.30 quando andiamo a colazione infatti incocciamo nei ragazzini che non sono ancora andati a dormire e bivaccano nei pressi di una delle piscine. Di Atene, che si stende a perdita d’occhio tutto intorno alla collina dell’Acropoli, abbiamo un’impressione di ammassamento e casino, corroborata dal traffico e dalle macchine tranquillamente parcheggiate in doppia fila. Saliamo all’Acropoli e riabbiamo l’impressione di essere finiti nel libro delle superiori, però senza l’assillo del voto. Il Partenone (purtroppo perennemente in restauro a causa dello smog che se lo mangia), la loggetta delle cariatidi, i Propilei…I sassi sono scivolosissimi con l’umido del mattino, tant’è che ci perdiamo un signore che cade, batte la testa e viene portato al pronto soccorso. Vediamo lo stadio delle olimpiadi moderne in cui si sono svolte le prime olimpiadi dell’era moderna, e ci portano a mangiare al buffet di un albergo, dove tra un tortellino e una pastasciutta scoviamo alcune specialità locali tra cui la famosa e delizosa moussaka, di cui mi strafogo (non vi strafogate se vi capita, che non è leggerissima).
Ci rechiamo poi a Capo Sounion, un posto dove mi piacerebbe tornare al tramonto, il tempio di Poseidone sullo sperone di roccia a picco sul mare è veramente molto suggestivo. Si torna alla nave, e salpiamo al tramonto dal Pireo.
Stasera non ce la facciamo a reggere fino a mezzanotte, in realtà siamo già in coma alle 21, e lo spettacolo rutilante dei soliti lustrini e lamè delle sciure non riesce a tenerci svegli (il che decisamente è tutto dire). La nave fa lo slalom tra le isolette greche, e si sente un po’ di corrente, ma è decisamente molto stabile: in effetti è la prima sera che sembra veramente di essere in nave, le altre sere sembrava di essere sulla terraferma tanto poco si sentiva il mare.

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