Le piramidi sono d’obbligo, e vediamo se riesco a riconciliarmi con l’Egitto dopo la trasferta allucinante di 4 anni fa. Oggi si scende a Port Said e si risale sulla nave ad Alessandria, perciò bisogna fare la gita organizzata. Vediamo quale, perchè a differenza del consorte io non so se ci voglio andare sui cammelli.

L’Egitto, terra di mistero, terra di piramidi, terra per me di una delle peggiori trasferte che mi ricordi. Tant’è, quando scendiamo sono un po’ agitata; pian piano durante il giorno mi smollo un po’, meno male. La nostra guida è una ragazza molto simpatica che ride spesso, e che riesce a tenerci più o meno svegli durante le spiegazioni nonostante ci siamo alzati alle 5.30. Attraversiamo campi coltivati che fiancheggiano il canale di Suez, fino a raggiungere il Cairo, per vedere le tre grandi piramidi di Cheope, Chefren e Micerino. Le zone del Cairo che attraversiamo sono esattamente come me le ricordavo, cioè sporche da far paura: passiamo di fianco a canali nei quali c’è veramente di tutto, dalla rumenta classica alle mucche morte, e magari a pochi metri i ragazzini pescano il pesce. Altro che le nostre paranoie della suina, qui devono avere degli anticorpi di dimensioni spropositate. Le piramidi sono effettivamente impressionanti, e immaginate con la loro copertura (che resiste soltanto sulla cima di una delle tre) ed immerse nel deserto, senza le persone che ti chiedono soldi per farti la foto o per venderti qualsiasi cosa (polizia turistica compresa), molto suggestive. Peccato che lo slalom tra le cacche di cammello rovini un po’ l’atmosfera. Appena sotto le piramidi si trova la Sfinge, altro monumento simbolo del paese. Ci rimettiamo sul pullman (sempre costantemente in ritardo grazie ad una coppia che ha deciso che degli orari dati dalla nostra guida se ne frega) e andiamo alla volta di un country club vicino a Saqqara, dove facciamo un giretto nel deserto sulla jeep, e venti eterni minuti di cammello (si capisce che il cammello mi agita?). La povera bestiola mi fa un po’ pena, perchè prende delle bacchettate dal cammelliere qualsiasi cosa faccia: se si distrae, se fa la cacca, anche un po’ così a casaccio, poverino. Il mio in particolare è un po’ distratto, e passo la gitarella a dirgli di andare diritto e di non guardare gli altri cammelli con voce suadente, ma nemmeno il cammello mi sente quando parlo. Pranziamo, con specialità locali tra cui una crema di ceci un po’ diversa da quella di Israele ma comunque buona, e ripartiamo. Visitamo la piramide a gradoni di Saqqara, una tomba con delle incisioni stupefacenti, che ritraggono pesci e animali con grande precisione, e si dovrebbe scendere sotto un’altra tomba a vedere le stanze interne (si dovrebbe perchè io non scendo, il corridoio in discesa è decisamente troppo claustrofobico). Il consorte che ci va riferisce che è claustrofobico anche il resto, anche se molto ben decorato, d’altronde era una tomba, non si presume che ci fosse molto via vai. Da Saqqara si va verso una bazar dove compriamo ovviamente dei papiri, poi dopo l’ennesimo ritardo dei due pisquani nostri compagni di gita ripartiamo verso Alessandria, belli stravolti.

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