Ve la siete voluta…adesso faccio il mio personale coming out, a proposito di un’ecatombe di cui sono stata complice per la mia scarsa furbizia.

Sabato il mio consorte lancia l’idea di prendere due piccioni con una fava, fertilizzare in modo naturale la terra dei vasi sul davanzale (contenenti un  bulbo di ciclamino dell’età di 9 anni, un ciuffetto di calanchoe già pelato dalle tortore e una crassula) infilandoci dei lombrichi, e prevenirne la riproduzione eccessiva tramite il merlo zoppo e la di lui agguerrita consorte, che dovrebbero incaricarsi di smaltire l’eccedenza di lombrichi che dovesse crearsi nei vasi causa riproduzione (l’eccedenza, ho detto). Scartata l’idea di ravanare tra le cacche di cane nelle aiuole del parcheggio per estrarne i preziosi vermetti, ce li procuriamo in modo più prosaico pagando 1.70 euro nel negozio di caccia e pesca, il che ci dà diritto a venti lombrichi belli grassi che si infilano nei vasi fluidamente come se la terra fosse budino. Sembra filare tutto, i lombrichi avranno una chance di vita in più che se li avesse comprati un pescatore, e se diventassero troppi ci penseranno gli uccelli.  Lo sguardo assassino della merla avrebbe dovuto avvertirci…Invece niente. Stasera i vasi erano completamente sbudellati, scavati fino al fondo, i sassi che ci avevamo messo sopra spostati, un mare di terra dappertutto…e non so quanti lombrichi si siano salvati dalla furia dei merli. In lontananza, una vocina di merlo: “hai la citrosodina? Perchè ho un peso sullo stomaco, devo aver mangiato troppo…”

Poveri lombrichi.

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