E non si parla di assorbenti, badate.

Nel mio ufficio c’è una personcina che chissà perchè risulta “simpatica” praticamente a chiunque ci si sia trovato a lavorare, per i suoi modi urbani, per niente presuntuosi, per il suo modo gentile e rispettoso nell’approcciare i colleghi e per la sua schiettezza del tutto scevra da doppiezze e meschinità. Tant’è che in una serie di miei sfoghi pseudoletterari in cui descrivevo le vicende aziendali attribuendo ad ogni collega una bestiolina, per il suddetto la scelta era caduta in modo del tutto naturale sul serpente.

Venerdì ci ho lavorato un po’ insieme, e quando mi sono sentita strillare perchè c’era una condizione ridondante nel codice “ma insomma, il teorema dell’assorbimento!!!” (perchè è un ingegnere, of course, mica te lo può dire così e con un tono di voce normale – “guarda che questa condizione è ridondante” – altrimenti non se la tira abbastanza da quello che SA), non so perchè un cortocircuito cerebrale mi ha riportato alla mente l’insulto milanese seccaperdee, che il dizionario di Cletto Arrighi definisce pudicamente come “seccatasche”, ma che il sinonimo seccamincion spiega un po’ meglio. Sempre assorbimento è.

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