Passa per essere la giornata dell’ossobuco, oggi. Dicono.

Intanto, la carne non si mette su cinque minuti prima del pranzo con la fiamma a manetta, ci vuole un po’. La mamma mette su l’ossobuco alle 10.20 e mangeremo a mezzogiorno.

Si mette l’ossobuco nella padella con olio e burro, ci si mette il coperchio e si fa rosolare a fuoco basso (e non si copre con un mezzo litro d’acqua per andare al pc – e il 70% delle volte dimenticarselo sul fuoco).

E’ bene fare dei taglietti intorno all’ossobuco, in modo che  stia bello piatto e non si arricci. Si continua a rosolare, con calma e tranquillità, ma con vigile e costante presenza ai fornelli, affinchè l’ossobuco non si senta abbandonato e non decida di suicidarsi carbonizzandosi. Ci vorrà una mezz’oretta.

Quando è ben rosolato si aggiunge la buccia di un limone bio fatta a filini, un paio di acciughe e il prezzemolo tritato, si lascia lì ancora un pochino perchè l’acciuga si disfi, e poi si aggiunge un goccino di acqua calda in modo da far fare il sughino, e anche per questo ci vuole il suo tempo.

Nel frattempo si fa il purè, e peste colga chi lo fa con la busta: ci vogliono le patate vere. Se si vuole un piatto  stilisticamente corretto, anzi, ci si fa il risotto alla milanese, con lo zafferano,  e lo si mette vicino all’ossobuco.

Meno male che ogni tanto la mamma me lo fa, l’ossobuco (e c’è più gusto quando sono a casa, perchè un antico patto tra me e papà prevede che il buco del mio ossobuco se lo mangi lui).

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