Amanda ha paura. Oggi siamo partite per Monfalcone, stessa gru, stessa rogna, stessa probabilità di sempre di non concludere nulla e  di essere incastrate qui e non riuscire a tornare a casa sabato. Già non ne aveva voglia di andare su, oggi poi è scoppiata, come al solito, non appena una mail scritta in modo approssimativo ha ventilato la possibilità di prolungamenti della trasferta. Lei si è sentita incastrata, costretta, ha avuto paura ed è sbottata. Ha ancora paura, ho passato tutto il viaggio a cercare di calmarla. E’ che questa sensazione se la ricorda dall’infanzia, da quando all’asilo siamo state forzate a mangiare il formaggio con i buchi pur avendo detto che ci faceva stare male, non siamo riuscite ad alzare il nostro piccolo confine di treenni, e poi ce la siamo tenuta per tutta la vita, questa incapacità di dire “adesso basta, questo è il mio confine, questo è un paletto, su questo non transigo”. E’ per quello che lei ha paura come se, invece che scrivere soltanto una mail, ci avessero già costrette a restare qui (non che abbia tutti i torti, altre volte la cosa è già successa, insomma non è che straparla povera lucertolina).

Continuo a dirglielo, che noi ce la facciamo, ce la facciamo lo stesso, e poi lo pianteremo questo paletto. “Fino a qui, poi basta“. E’ ora di cominciare a metterli, certi paletti.

Dite che personificare il proprio cervello lucertola come suggerisce l’articolo serve?

A gentile richiesta, una brutale traduzione dell’articolo, dopo il salto:

Come ci si casca
La mente ha l’abitudine di prendere il controllo. Gli scienziati e i life coach chiamano l’Amigdala – la regione del nostro cervello che è incaricata dei sentimenti di ansia, paura, rabbia e negatività- “il cervello lucertola”. Perchè cervello lucertola? Perchè questa area del nostro cervello si è evoluta moolto tempo fa, quando le nostre preoccupazioni “da lucertola” erano molto più importanti. Questo è il motivo per cui la nostra risposta biologica allo stress, ad esempio, di dover fronteggiare una scadenza imminente, è ancora drammatica come ai tempi, quando dovevamo fronteggiare le tigri.
Le Amigdale, due piccoli organi nel cervello, ognuno della misura di una piccola mandorla, possono essere sovrastimolate da eventi stressanti continuativi, e possono prendere il controllo dello spettacolo – la nostra vita. Più sentiamo una risposta allo stress, più le amigdale sono attivate. Più le amigdale sono attivate, più sentiamo questo stato come normale. La paura, la rabbia e la negatività diventano il notro primario modus operandi. Il cervello lucertola prende il sopravvento.
Come se ne esce
La rivoluzionaria dei life coach Martha Beck insegna ai clienti non solo ad identificare la loro lucertola interiore, ma a darle un nome. Queen B, Mack, Merv e Miss Thang. Sono solo alcune opzioni per farvi iniziare a pensare come potreste chiamare la vostra. Dove sta il beneficio nel dare un nome alla vostra lucertola? Di solito lavoriamo con i pensieri e diamo loro un’etichetta, ad esempio “pianificazione”, “rimaneggiamento”, “fantasticheria” o “immaginazione” per aiutarci a ricordare che siamo separati dai nostri pensieri e non dobbiamo seguirli alla lettera tutto il tempo. Dare un nome alla nostra lucertola ci aiuta a lasciarla continuare a fare le sue cose, così noi possiamo andare avanti a fare le nostre. E cosa sono le nostre? Trovare la nostra libertà. Vivere i nostri sogni.
Esempi? Ecco qua
“Non farai nessuna differenza come life coach”
“Se molli questo lavoro che odi diventerai povera e finirai a vivere in una scatola di cartone per strada”
“Non puoi metterti in proprio. Ti rovinerà”
“Dire di no a quell’invito farà sì che quella persona non ti inviterà più”
“Se ti comporterai come sei, in modo così intelligente, non piacerai a nessuno”
“Se ti riposi, verrai superata da chi è in competizione con te”
5 passi per lavorare con la tua lucertola interna
1 – Dalle un nome. Dare un nome alla tua lucertola ti aiuta a ricordare che questi pensieri vengono da un’area del tuo cervello, non da tutto il tuo essere. Non sono necessariamente delle “verità”
2 – Trattala con compassione. La compassione è l’unica via d’uscita. La resistenza genera persistenza. Trattare la lucertola con amore e  compassione la aiuta a sentire che si può calmare – e che forse può  fare un sonnellino, quel tanto che basta per lasciarci fare quello che volevamo fare lo stesso.
3 – Ascolta cosa ha da dire. Dal nostro posto compassionevole, possiamo ascoltare ciò che le nostre lucertole hanno da dire.
4 – Respira profondamente. Il nostro respiro è la più grande connessione che abbiamo con il nostro sistema nervoso. Respirare più profondamente è il modo più veloce e scientificamente provato per riportare il nostro sistema nervoso ad uno stato di equilibrio, e per aiutarci a tornare ad uno stato di minore stress, ansia, rabbia e negatività, e ad una maggiore neutralità
5 – Agisci. Fai pratica  a fare lo stesso le cose. Agisci come se la paura, rabbia o negatività che la tua lucertola interiore sente rispetto a quello che desideri fare non fosse mai esistita. Non l’hai ignorata. Non stai facendo finta di non sentirla. Stai solo prendendone atto, e fai lo stesso quello che volevi fare.