Il mio merlino zoppo è stanco. Durante la giornata, lo becco più volte sul ramo dell’oleandro di fronte alla nostra cucina, che polleggia, si fa le piume, si stiracchia, poi chiude un occhietto e come vinto da un peso a cui non può resistere abbassa piano piano la testa e dormicchia. A volte ci sta un’ora intera, tra stiracchiamenti, sistemazioni di piume e micropisolini, e mi guarda con l’occhietto a mandorla o a fessura a seconda del sonno, con l’aspetto filosofico di un uccello che la sa lunga, e ha deciso che mi tollera anche se sono umana.

Mi ricorda il mio canarino quando era anziano; i suoi acciacchi fisici lo avevano impedito dapprima nel volo, poi nello stare sul bastoncino della gabbia: ce lo portavamo in giro per casa in mano, e lui ci dirigeva girando la testa dalla parte dove voleva andare. Spesso sembrava sonnecchiare, e riposarsi da una stanchezza enorme.

Il mio canarino è campato quasi quattordici anni, e lo ricordiamo ancora con molto affetto (e chi considera i canarini animali domestici di serie B, vada fuori da questo blog, adesso). Il merlino però oltre ai danni alle zampe che si è fatto in questi anni, è anche un uccello selvatico, e la voce di wikipedia che dice che l’età media di un merlo selvatico è 2.4 anni non mi fa stare meglio (lui lo conosco da 5 anni, e aveva già un piccolo). Sembra che il merlo più anziano sia vissuto 21 anni, dice sempre wikipedia, però…

Insomma, sono preoccupata.

Intanto vi beccate la foto del suddetto, che polleggiava sul davanzale stamattina, e una bellissima canzone dei Beatles  (sì, ogni tanto gliela canto, pian piano, dalla finestra – non so se gli faccia piacere, quello che canta bene è lui, non io!).

The Beatles – Blackbird

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