Quest’estate, in seguito a due o tre eventi particolari, ho avuto un’epifania che forse in realtà covavo da un po’: non ho più intenzione di adeguarmi controvoglia ai gusti degli altri, nè di accettare prevaricazioni o situazioni che non voglio, in nome di una presunta necessità di non mettersi di traverso per fare la brava bambina.

Sarà l’età, sarà la presa di coscienza che il cuore ci mette proprio poco a fermarsi, sarà che ti accorgi che le persone ti succhiano energia con un menefreghismo e una leggerezza totali, e sta solo a te difenderti dal furto; sarà per tutte queste ragioni che trovo difficile ormai mandare giù cose che non mi vanno, a partire da cosa mi dovrebbe piacere o no, o da chi dovrei aver voglia di frequentare.

Non ho ancora equilibrio però, sto ancora imparando come si fa a mettere i famosi paletti, perciò a volte li pianto troppo forte, li infilo forse nel piede di qualcuno perchè non l’ho visto, e provoco reazioni di sorpresa e fastidio. La rabbia che ho accumulato in anni è ancora lì sedimentata, e spesso colora il mio tono di voce, anche se non ne sono sul momento consapevole. Si sente però, ed è difficile dall’esterno accettarla; io so che è un residuo ed un fardello che andrà negli anni eroso, pregando che almeno l’accumulazione non continui, e che il livello del serbatoio della rabbia possa davvero calare.

In tutto questo processo, ogni tanto ho paura di diventare insopportabile. Appunto, la paura, quell’altra degna compare della rabbia, due simpatiche carogne che si alimentano a vicenda. La paura sta nascosta sotto e manda avanti la rabbia a fare il lavoro sporco. Pavida, come le si addice.

Come si possa sbloccare questa situazione non lo so. So solo che davvero, qualcosa deve cambiare, perchè sono stanca.

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