Ve l’avevo detto che sto ingrassando a bomba? Sarà che mangio, sarà che il giro di boa dei 40 ha generato delle variazioni di metabolismo alle quali devo ancora abituarmi, sarà la tiroide che si è stufata.

Fatto sta che ci sono pantaloni nei quali entravo fino a un anno fa nei quali adesso mi entra solo il dito mignolo, vestiti nei quali ho le crisi di claustrofobia, e devo ripensare un po’ tutto il guardaroba. Ho scelto proprio il momento giusto per il progetto “autarchia per un anno” (*).

Da che ho cominciato a lievitare, e lo dico (**), non faccio altro che sentirmi dire

ma no, ma va, eri troppo magra prima, a me sembri sempre uguale, ti è venuto un bel decolleté, sei più in salute, sei più florida, non si nota assolutamente

Oggi mia cognata mi ha detto “ma pensi che non tornerai davvero più come prima?”

Bè, sentire qualcuno che non mi racconta palle consolatorie, per una volta, è un sollievo.

(*) il progetto “autarchia per un anno” consiste nel non comprare assolutamente capi di abbigliamento per un anno, e farsi bastare quello che si ha. Della sua duplice interpretazione (faccio l’alternativa e personalizzo quello che ho/risparmio che non ho manco gli occhi per piangere) e delle conseguenze parleremo un’altra volta. Va da sè che intraprendere questi progetti quando si è appena cambiata taglia è un casino.

(**) questa è una cosa mia: dichiaro sempre le cose peggiori di me prima che uno se ne accorga, in modo che non si pensi che penso di essere meglio e non me ne sono accorta. Del tipo “sono ingrassata e faccio schifo ma te lo dico io, così ti spengo sul nascere l’idea che io sia così illusa da non essermene accorta”. Si trasforma spesso in un boomerang spaventoso, non vi venga in mente di fare altrettanto.

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