Bene, vi dicevo del progetto “autarchia per un anno”.

In pratica ho deciso, circa dai saldi estivi di quest’anno (che non ho fatto) che è bene tagliare le spese inutili; già ci sono spese che non riesco ancora a limitare (vedi spostamenti), insomma mi è sembrato facile bersaglio l’abbigliamento. Sebbene non sia mai stata tipo nè da mode dell’anno nè da vestiti firmati, infatti, il giretto ai saldi non me lo sono mai negato, magari comprando in modo per lo più oculato, ma comunque comprando. Per quest’anno invece ho deciso che niet, nisba, non si fa.

La cosa è diventata ancora più un bordello da che sono ingrassata e molte delle cose che ho non mi entrano più, ma per ora procedo imperterrita. Mi sono data solo la possibilità di una deroga se le cose degenerassero davvero (se supero la 46, sappiatelo, sarò costretta a comprare per non andare a lavorare in kimono).

Dato che non ho voglia di far la lagna come usa per esempio nel mio ufficio, quando ne ho parlato invece che legarlo ad una scelta economica l’ho presentato come un esperimento sociologico su me stessa, che costringeva ad una maggiore creatività e favoriva l’avventura negli abbinamenti tra le cose che già si hanno, e la riscoperta di cose dimenticate nel fondo dell’armadio.

Peccato che forse avrei fatto meglio almeno in ufficio a frignare un po’ sul cappottino che ha sei o sette anni e la fodera rotta, fa le palline  e non mi posso permettere ahimè di comprarne un altro; sembra che a queste latitudini se non si lamenta miseria evidentemente non si ha necessità di lavorare (questo mi son sentita dire, ebbene sì. Detto da chi ha un peso nel darti gli aumenti non fa una bella impressione).

Ecco, io mi chiedevo: ma piangere miseria è necessario se no la gente pensa che ne hai troppi? Ma una volta non esisteva una certa forma di dignità nel fare economia? Dando per scontato che nessuno di noi in media è veramente povero, è davvero così difficile gioire dei beni materiali che si posseggono, soprattutto in questo periodo storico? Il mio progetto di autarchia era più conveniente condirlo di lamentazioni?

P.S.: si accettano idee per riciclare dei jeans (due paia rossi, uno verde) a vita alta degli anni 80 del mio consorte che non vanno più bene, tenendo conto che sono un po’ negata a cucire, perchè col cavolo che li butto: la customizzazione è la branca creativa del progetto (e poi mica posso permettermelo, se mai li metto per dormire quando farà più freddo e non avrò i soldi per il riscaldamento – sto imparando, eh??? :-D).

P.P.S.: sono fermamente convinta che piangere miseria meni una sfiga incredibile, oltretutto.

P.P.P.S.: A chi passa da Saronno domenica 9…Guardare qua!

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