Son come questa lucertola, tranne per il braccio rotto (la lucertola non ce l’ha).

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Al sole, perchè fa vitamina D che fissa il calcio, con l’aria WTF.

Intanto ho imparato che non sono immortale. Faccio una fatica incredibile a convincermene, per mia fortuna sono sempre stata bene (ok, facciamo le corna a gogò, ma è vero che alla mia tenera età in fila per 6 col resto di 2 non ho fatto mai nemmeno una bronchite, operazioni non parliamone, influenza son due anni che non la prendo anche in mezzo a colleghi smoccolanti, ed è la prima volta che mi rompo qualcosa). Sarà per questo che pensavo che il braccio rotto diventasse molto in fretta solo una menata per il gesso, e ci rimango male a constatare quanto non sia vero. Quando è successo, ho chiamato la mia insegnante di yoga per dire che non ci sarei stata, ma solo una settimana, neh, poi sarei tornata. Sì sì. Tre settimane son passate e siamo ancora qui con braccio che fa le fitte, e mi stanco di niente. Insomma non sono Wonder Woman, e non me l’aspettavo. Mi sembra di essere diventata vecchia tutto a un tratto. Da una parte vedere che la macchina del mio corpo si sia attivata subito per la riparazione ha qualcosa di rassicurante e meraviglioso, dall’altra mi costringe a dover accettare che sono in un regime diverso nel quale non posso vivere come prima, altro che essere uguale ma con un kg di gesso in più da camallare come mi credevo.

Poi ho imparato che anche le cavolate non sono cavolate con un braccio solo. Meglio ancora se sei destra e ti sei rotta (legge di Murphy) il destro. Aprilo, il tonno, se sei capace. Tagliati la bistecca. Allacciati le scarpe. Paradossalmente è più facile lavorare al pc (ormai uso benissimo il mouse con la sinistra) che farsi da mangiare. Poi, se provi a fare qualche fesseria, arriva la fitta a ricordarti che niente è ovvio.

La conseguenza di ciò è dover accettare che sei dipendente da qualcuno, e che per quanto il consorte non te lo faccia pesare perchè alla fine è quello che ha sottoscritto 14 anni fa, “in salute e in malattia”, te lo fai pesare da sola, tutte le volte che ti tocca chiedere che ti apra un barattolo o che ti porti di qui e di là in macchina (orrore!), visto che se pure potresti farcela forse, avendo cambio automatico e servosterzo, se ti becca un vigile è possibile che ti ritiri la patente, e quella proprio ti serve. Questa questione della dipendenza, che mi pesa da matti, devo proprio mandarla giù.

Poi, salvo questo sfogo, io la vittima non la faccio. Sarà per quello che non c’è stata la fila di gente qui a dirmi se ce la facevo, per esempio adesso che il consorte è in trasferta, a farmi da mangiare. Ce la faccio, di fame non muoio, tranquilli. Se mai ci rimettiamo in sesto per la prova costume, quando mi toglieranno ‘sto coso, se il cielo vuole, tra poco più di una settimana, e andrò in spiaggia con l’abbronzatura da magutt al contrario. Il sole fa la vitamina D, leggo su internet di fare bagni di acqua e sale, quest’anno insomma vado al mare perchè l’ha detto il dottore. Mica male come scusa, eh?

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