Non ho capito tanto bene perchè il fiore della festa della donna debba essere la mimosa. Leggo su Wikipedia che è stata Teresa Mattei a proporlo, e avrà avuto le sue buone ragioni. In effetti qui in Liguria ci sono diversi alberi sparsi qua e là, che nel mese di febbraio quando ancora la natura sta dormendo esplodono in una nuvola gialla impalpabile, sotto alla quale sembra di essere in un luogo incantato. Teresa Mattei era di Genova, perciò avrà ben avuto presente la bellezza dell’albero di mimosa.

La mimosa però è fragile, il fiore delicatissimo, e le temperature rigide possono provocare la morte dell’albero; la bellezza inscindibile dalla fragilità non mi sembra un buon augurio.

Vorrei perciò per la festa della donna poter pensare ad un altro albero: la ceiba.

La ceiba speciosa è una pianta tropicale, in Italia ne esistono alcuni esemplari, di cui uno miseramente incastrato tra due gabbiotti di ferro nell’area di un benzinaio a Chiavari. La ceiba si protegge dai predatori mediante innumerevoli spine triangolari che costellano il suo tronco forte; i tessuti alla base del fusto sono n grado di trattenere l’acqua, e passare così anche inverni secchi senza danno. I suoi fiori sono colorati, grandi e assomigliano a dei gigli, e producono una lanugine che si può usare per imbottitura (il kapok viene da una varietà di ceiba). La ceiba di Chiavari resiste indomita tra i suoi due gabbiotti di ferro, e quando è stagione si copre di fiori bellissimi, tra l’indifferenza e anche un po’ il fastidio del benzinaio.

Augurerei perciò in questa occasione le spine per difendersi e la capacità, nonostante tutto, di fiorire e dare frutto utile, e la forza, insomma, della ceiba, non la fragilità della mimosa.

Per Sabrina.

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