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Ho letto recentemente la recensione di un libro di fotografie di uccelli apparsa sul New Yorker. L’autore del libro ha  messo una fototrappola su un paletto posizionato davanti ad un altro paletto in un campo, e ha lasciato che questa scattasse, attivata dal passaggio dei vari animali selvatici che comparivano nell’inquadratura, per lo più uccelli, ma ho visto anche una volpe nelle foto a corredo dell’articolo.

Ora, a parte che chi dice che le foto con il cellulare non sono foto deve ammettere che in queste l’autore è ancora meno presente (se le sono fatte gli uccelli da soli, in definitiva), posso rognare su una cosa? Vi tocca qua, perchè se il New Yorker avesse un indirizzo e-mail a cui spedire le lamentele, avrei scritto a loro.

L’articolo è stato scritto da Karl Ove Knausgård, il che già non solleva gli animi (almeno il mio, che come personaggio lo sopporto poco).

Il tenebroso e autoreferenziale norvegese scrive ad un certo punto:

[The wood pigeons]’d first appeared four years before, building their nest, laying eggs, hatching them, and feeding their young—and just before the young reached the fledgling age a goshawk had come and taken them. But, the following spring, the pair returned to lay new eggs, feed new young—only for the goshawk to come and take them again, just days before they were ready to fly. Strangely, this didn’t stop the pair from returning, again and again, to the very same place, with the very same result.

[…] The wood pigeons did not only lose all their young that first spring; they exposed themselves to the same danger again, not just once but three times over, in each case with open eyes. They could do this only because they lack any conception of past or future, living their lives wholly and fully in the now, and in the now there is no goshawk. In the now is the nest, the eggs, the sun, the leaves of the tree, the warm air, the sounds drifting up from below, hunger, thirst, the overwhelming instinct that compels them to feed their screeching young. From the viewpoint of the wood pigeons, their life is no tragedy. They are, on the contrary, joyful: listen to how they coo, see how busily they seek food for their hungry chicks.

Cioè, i piccioni continuano a fare il nido anche se l’astore gli mangia i piccini perchè, in sostanza, sono scemi, non si ricordano, vivono il qui e ora e l’astore qui e ora non c’è, perciò non ci pensano, e sono felici.

Oh Karl! Nella tua infinita supponenza, hai mai pensato che forse i piccioni sanno che l’astore è una possibilità ma ritengono che il compito debba essere compiuto, e in ciò sta la felicità e il compimento dell’esistenza? Che i piccioni, in definitiva, seguano un loro Camus piccionesco mentre tu il nostro Camus umano, che ha scritto “il mito di Sisifo” anche a questo proposito, manco l’hai letto?

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Si vede che con questi uccellini abbiamo un bel rapporto, se si fidano a portarci i loro figli e ce li lasciano lì sui ponteggi quando vanno in giro.

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C’era una bellissima escursione stamattina, organizzata dal parco dell’Aveto, con la guida di un ornitologo, per vedere gli uccellini nella faggeta dello Zatta. Peccato che mi sono alzata proprio all’ora in cui sarei dovuta essere al passo del Bocco (come peraltro data la stanchezza del periodo sospettavo che sarebbe successo). I miei uccellini, che devono aver saputo la cosa non si sa come, si sono organizzati per farmi la giornata ornitologica direttamente qui in casa, in modo da farmi fare le osservazioni nel modo più comodo possibile. Ecco cosa ho osservato:

1 – le tortore non hanno problemi particolari, se devono cacciarsi per beghe territoriali, ad entrare dalla  finestra della cucina, fare il giro ed uscire da quella del soggiorno, il tutto strillando, ad altezza di testa umana. Devono aver imparato che le due finestre sono collegate dal fatto che ci vedono ogni tanto anche dalla finestra del soggiorno. Questo dimostra secondo me che hanno ragione quegli studi che dicono che i piccionidi hanno la capacità mentale di un treenne. Spero che facciano anche in modo di non travolgere gli innocenti abitanti dell’appartamento suddetto (noi) durante i loro inseguimenti.

2 – le coppie di merli non hanno rapporti proprio idilliaci, mi sa. Al contrario delle coppie di tortore, che spesso si vedono da qualche parte a farsi le pulcette reciprocamente, i merli se si trovano sul davanzale insieme si fanno becco finchè uno dei due non cede, e nel farlo assumono una interessante posizione di sfida, da cui ho dedotto ciò che vi riporto al punto 3.

3 – i maestri di arti marziali hanno fatto un grave torto al merlo, battezzando “drago” una certa forma dello hsing i. In realtà è la forma del merlo, che oggi ho visto assumere una posizione così splendidamente marziale nel suo fare becco alla merla che mi ha ricordato Wu Dong. Spero di riuscire a fotografarlo prima o poi. (nota per chi non ha mai visto il maestro Wu Dong in azione…bè, va visto. Non ve lo posso spiegare)

4 – i merli portano via le uvette, e le spatasciano col becco. Secondo me è segno che hanno i piccoli (chissà come li hanno fatti, se si guardano così in cagnesco). Domani, perciò, si toglie un sasso dal vaso, e che la natura faccia il suo corso (chiedo umilmente perdono al dio dei lombrichi, non li si toglie tutti i sassi, insomma la loro chance di sfuggire ce l’hanno).

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la cincia e il pinguino

Lemonade award..e non perchè sono acida!

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