Prendo in prestito e manipolo il titolo da un libriccino di storielle di Patricia Highsmith che avevo e non trovo più (era di formato microscopico e chissà dov’è finito) per prendere appunti sulle frasette, pubblicità, concezioni che secondo me esemplificano una certa visione del mondo chiusa in uno stereotipo maschile/femminile.

1 – adesivo pubblicitario attaccato al flacone di Lip: soddisfattA o rimborsatA. Per gli uomini che si lavano i maglioni, rimborso non ce n’è.

2 – compiliamo con la dottoressa il modulo che accompagna la richiesta di RMN alla testa che devo fare a fine maggio. Una domanda dice “ha mai lavorato come saldatore, tornitore, carrozziere”. Apro la bocca per dire che in porto non mi è mai capitato di saldare niente, perciò penso di poter scrivere “no”. La dottoressa mi previene dicendo “non si preoccupi, è per gli uomini”. Eh?

3 – E perchè dovrei avercela con la signora Lario e non con Mr.B che non si accorgerà nemmeno di sborsarle, 100mila euro al giorno? Chi è che ci prende di più in giro tra loro due?

4 – Tempo fa mi chiama uno dalla sede centrale chiedendo lumi sull’omologazione del radiocomando della gru. Apro il faldone, trovo la carta incriminata, e confermo. Il tizio mi dice se posso chiedere ad un mio collega ingegnere di confermarglielo. Rispondo che sono un fisico e sono il responsabile del progetto, cosa c’è che non va? Mah, serviva un ingegnere maschio. Chissà con cosa confermano le cose i maschi, che noi non si ha.

5 – mi dicono di lasciar perdere la moto, che si sa che le donne con le due ruote non ci azzeccano. E perchè?

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