Passa per essere la giornata dell’ossobuco, oggi. Dicono.

Intanto, la carne non si mette su cinque minuti prima del pranzo con la fiamma a manetta, ci vuole un po’. La mamma mette su l’ossobuco alle 10.20 e mangeremo a mezzogiorno.

Si mette l’ossobuco nella padella con olio e burro, ci si mette il coperchio e si fa rosolare a fuoco basso (e non si copre con un mezzo litro d’acqua per andare al pc – e il 70% delle volte dimenticarselo sul fuoco).

E’ bene fare dei taglietti intorno all’ossobuco, in modo che  stia bello piatto e non si arricci. Si continua a rosolare, con calma e tranquillità, ma con vigile e costante presenza ai fornelli, affinchè l’ossobuco non si senta abbandonato e non decida di suicidarsi carbonizzandosi. Ci vorrà una mezz’oretta.

Quando è ben rosolato si aggiunge la buccia di un limone bio fatta a filini, un paio di acciughe e il prezzemolo tritato, si lascia lì ancora un pochino perchè l’acciuga si disfi, e poi si aggiunge un goccino di acqua calda in modo da far fare il sughino, e anche per questo ci vuole il suo tempo.

Nel frattempo si fa il purè, e peste colga chi lo fa con la busta: ci vogliono le patate vere. Se si vuole un piatto  stilisticamente corretto, anzi, ci si fa il risotto alla milanese, con lo zafferano,  e lo si mette vicino all’ossobuco.

Meno male che ogni tanto la mamma me lo fa, l’ossobuco (e c’è più gusto quando sono a casa, perchè un antico patto tra me e papà prevede che il buco del mio ossobuco se lo mangi lui).

Durante le feste siamo andati a trovare i parenti a Mestre, e la sera abbiamo fatto il bacaro tour (grazie Veronica e Susi!). Vi mollo qualche immagine, che non rende assolutamente l’idea di cosa sia Venezia di notte (e sì, è molto grave che non ci abbia più messo piede dalla gita di quinta elementare).

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Ebbene sì sono in anticipo…Manca ancora una settimana, ma visto che poi tra cene impegni e affini magari non riesco più, vi faccio gli auguri adesso. Poi magari il disegnino vi serve come cartolina natalizia, chenneso, perciò ve lo metto prima (che presuntuosa eh? – Se ci cliccate sopra fa quello che deve, nella pagina no, non so perchè).

In questi giorni di ferie, in modo del tutto casuale, mi è capitato di guardare Flashdance. Ora, all’epoca (1983) non lo avevo visto, ma ricordo che aveva generato una valanga di scaldamuscoli e iscrizioni a danza (a fare l’istituto tecnico per imparare a saldare mi sembra di no, però, chissà perchè). Una pietra miliare a suo modo.

L’ho guardato qualche sera fa, e ho dovuto fermarlo prima della fine perchè non ce la facevo più. Lento, lento che di più non si può. Disgraziatamente l’ho visto doppiato, e la vocina leziosa che avevano attribuito a Jennifer Beals non faceva che renderne più antipatico il personaggio, che già di suo era un festival di ingenuità e presunzione.

Lui peraltro ci farebbe chiamare la polizia dopo i primi cinque minuti, brutto maniaco che non sei altro a seguire una ragazzina in bici con la Porche fino a casa, ed è pure una tua dipendente, svergognato. Che poi cerchi di raccomandare al provino di ballo, svergognato due volte.

Le inquadrature da macellaio della scena di allenamento di danza o dell’unico scarsissimo allenamento in palestra (il petto, la coscia, l’ala) avranno anche avuto lo scopo di nascondere il fatto che non era Jennifer Beals a ballare ma una sua controfigura, ma caro regista, mica ti pensi che me la bevo?

L’unica cosa che si salva davvero è la colonna sonora.

Devo dire invece che Ritorno al futuro (1985), che ho rivisto oggi pomeriggio, è ancora godibilissimo e porta i suoi anni mooolto meglio di Flashdance. Il linkino perciò se lo merita lui.

 

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Lemonade award..e non perchè sono acida!

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