['quasi' perchè per fare lo yogurt in casa ci vuole mezzo barattolo di yogurt, perciò non si capisce all'inizio il primo che ha fatto lo yogurt cosa ci ha messo per farlo, insomma la storia dell'uovo e della gallina]
Come lettura da aereo andando a Monaco ho preso ‘French women don’t get fat’, che tra i vari consigli anticiccia riportava una ricetta per fare lo yogurt in casa senza yogurtiera. Ho preso anche ‘Il metodo antistronzi’, ma ricette non ce n’erano, e se leggendolo scopro una regola per navigare a vista in ufficio senza affogare nella m*, faccio un post anche su quello.
Ieri sera, presa dalla scimmia della sperimentazione, mi sono messa a fare lo yogurt.
Ho preso 750ml di latte e mezzo barattolino di yogurt bio della Coop come ’starter’, ho scaldato il latte poi l’ho fatto raffreddare finchè riuscivo a tenerci il mio ditino d’amianto a mollo per 20s senza ustionarmi. Ho messo lo yogurt in un’altra ciotolina, l’ho mescolato con un po’ di latte caldo, e ho ritrasferito il tutto nella ciotola con l’altro latte, mescolando ben bene. Ho coperto il tutto con due asciugapiatti e l’ho messo nel forno con la lucina accesa, con una pentola di acqua bollente a fargli compagnia e a tenerlo bello caldo. Dopo un paio d’ore, in un accesso di chiocceria, ho cambiato l’acqua bollente e ne ho messa dell’altra nuova, perchè non prendesse freddo, poi sono andata a dormire, lasciando la lucina del forno accesa come si fa con i bambini che hanno paura del buio (ma era per non dimenticarmelo stamattina in realtà). La ricetta era, secondo l’autrice del libro, foolproof, ma non cinciaproof, perciò mi aspettavo di trovare al mattino una bella ciotola di latte troppo acido per berlo, e troppo liquido per essere usato come yogurt, insomma, un fallimento. Invece, sorpresa! Stamattina era diventato abbastanza solido, e somigliava al Kir naturale. Magia.
Messo in frigo per tutto il giorno, stasera sembrava quasi lo yogurt greco.
L’ho messo in una ciotolina con una salsetta fatta di fragole scaldate con un cucchiaino di Porto (e se si vuole, un cucchiaino di zucchero), ed è quello che si vede nella foto. Un sacco di lavoro per partorire un topolino, come al solito…Ma anche questo riesce comunque a dare una soddisfazione non da poco, quella da piccolo chimico di vedere il latte che si trasforma in yogurt (va bè mica posso trasformare l’acqua in vino, mi devo accontentare).
Valeva la pena vivere per vedere una donna passare in rassegna una rappresentanza delle forze armate del suo paese, da neoletta ministro della difesa (DIFESA ho detto, non da ministro per la tutela del formaggio sardo con i vermi). Per vederla diventare ministro della difesa a trentasette anni, e al settimo mese di gravidanza.
Valeva la pena.
Sarebbe valsa ancora di più la pena se quel paese fosse stato il nostro, e invece non lo è.
Se qualche donna che ha votato Berlusconi passa di qua, la prego di spiegarmi come fa a sentirsi rappresentata da uno che pensa che al massimo in quanto donna può preparare la torta agli scrutatori che stanno al seggio.
.. ma anche di una congrua dose di cioccolato. E’ decisamente un conoscitore dell’animo femminile colui che ha deciso di mettere un negozio Lindt nel bel mezzo dell’outlet di Serravalle. A spendere un cinquantina di euro anche lì non ci si mette niente, visto che ci sono Lindor che voi umani non potete nemmeno immaginare (con ripieno alla cannella, allo champagne, e altre meraviglie) e…
… i bâtons kirsch!






